Da qualche tempo a Pontedera si parla della volontà di realizzare un centro in cui i giovani e i bambini possano fare esperienze sull’arte contemporanea insieme con i suoi artefici.
Dal primo progetto che ho realizzato a Pontedera, l’”Atelier del ritratto”, mi sono accorta di come per un artista lavorare con i bambini possa essere arricchente e stimolante.
Il rapporto artista-bambino è un campo in realtà poco sondato, non esistono testi specifici, ad esempio, che vadano al di là della pedagogia o della psicanalisi. Il fattore creativo dell’infanzia e come questo si sia “conservato” nell’artista adulto, emerge anche quando artisti e bambini lavorano insieme intorno ad uno specifico tema (non un tema casuale, ma un tema-fondamento-archetipo del lavoro dell’artista in questione). A partire da questo, a mio parere, si può veramente entrare nel campo della sperimentazione. Un Centro per le Arti e le giovani generazioni è importante, dunque, non solo per i bambini, ma anche per gli artisti stessi. Penso che si dovrà tenere questo in grande considerazione se si vuole dare un carattere “vivo” al Centro e non configurarlo come un semplice ensemble di laboratori.
In Italia si sono sviluppati, negli ultimi anni, molti luoghi in cui si “gioca con l’arte”, numerosi musei, ad esempio, hanno una sezione dedicata alla didattica dell’arte e gli sviluppi di questi approcci sembrano essere molto positivi.
Dal mio punto di vista comunque c’è il rischio di ripetere gli esperimenti di Munari in maniera manieristica, o offrire ai nostri ragazzi una scatola di giochi da aprire, usare e lasciare li una volta stanchi. Ma l’arte non è un gioco dell’oca (e chi gioca più oggi al gioco dell’oca??), né tantomeno si può pensare che tutti i giovani, se intelligenti, debbano avere necessariamente una particolare vocazione per l’arte. Chiamare gli artisti nelle scuole nasce da una necessità, e non dobbiamo dimenticarci di questo. La necessità forse di offrire stimoli culturali, di invogliare all’espressione del proprio mondo interiore, di approfittare degli strumenti dell’arte per comunicare e socializzare; ma forse è anche l’esigenza di capire meglio la complessità dell’arte contemporanea e dei suoi movimenti.
Bisognerebbe dar vita ad un centro unico nel suo genere, un luogo di incontro e di lavoro tra artisti e giovani senza dimenticare la storia di Pontedera riguardo alla creatività e della ricerca. E mi riferisco essenzialmente all’esperienza di Jerzy Grotowski che non è riconducibile esclusivamente al teatro.
Molti centri in Europa e Asia, per esempio, sono dedicati all’arte o al teatro. Luoghi, alcuni molto originali, in cui l’aspetto del “clima”, del “luogo” di lavoro è particolarmente curato. In base anche a questi esempi bisogna pensare al Centro di Pontedera.
Sarebbe un peccato se si configurasse come l’ennesimo luogo dedicato ai bambini in cui si sviluppano diversi laboratori, in cui ognuno fa le sue piccole cose, seppur interessanti. Dovrebbe avere un ampio respiro, aprirsi alla vera ricerca e essere fonte d’attrazione per gli artisti come per i bambini ed i giovani in un dialogo aperto e leale col contemporaneo. Questo è il nostro augurio.
Letteria Giuffrè Pagano
pesidente Telluris Associati