Un’altra voce

di Joey Vanacore

L’archetipico foglio di carta bianco, è quello che sembra sempre vuoto. Il dualismo che vede il pieno (bene) contrapposto al vuoto (male) si conferma nell’ansia di imporre una forma al vuoto. Dare una forma al vuoto in quanto tale, non crea un’opera, ma una giustificazione. In una prospettiva diversa, tutta al contrario, ogni cosa racconta. Nella filigrana di un qualsiasi pezzo di carta è nascosta una storia. Questa è si persa nel vuoto, ma non per questo inesistente. L’immacolato foglio di carta è pieno di tracce, e da queste nasce una ricerca. L’epilogo di questa avventura da alcuni è chiamato romanzo, da altri quadro, da altri ancora incontro.

Qualsiasi cosa può essere vuota, così come qualsiasi cosa può essere un foglio di carta bianco.

La fiaba è un possibile foglio di carta bianco. Nonostante possa apparire come un’opera compiuta con in suoi presupposti puntualmente risolti in una logica di concetto, la fiaba non ha conclusioni perché non ha niente da dimostrare. La fiaba tramanda l’esperienza di coloro che ci hanno preceduto portandoci un sapere. Somiglia ad un diario in cui un autore millenario ha scritto i suoi segreti.

Attraverso figure speculari a quella dell’uomo la fiaba racconta situazioni proprie di tutte le vite, anticipandole al fanciullo. In una prospettiva come questa la fiaba si mostra come uno strumento di conoscenza, che non impone una morale ma la suggerisce accompagnando il suo fruitore nella realizzazione di un’etica sua propria.

Il bambino, se non imita l’adulto, non dubita della veridicità della fiaba, ma ad essa crede, come crede alla possibilità dell’impossibile. Poter credere e vedere tutto, come in un gioco, è la forza del fanciullo e ciò che cerco di riafferrare.

In un laboratorio con l’infanzia non è sempre facile riuscire a distinguere colui che riceve da colui che da. Nel mio lavoro tutto ha il suo principio in una proposta.

Il coro di voci che ne nasce in risposta è diretto dallo strumento a me più vicino: il movimento, sia esso del corpo o delle matite. Stimolare l’attività creativa attraverso una pedagogia teatrale, o le suggestioni di un racconto è il mio scopo. La creatività é un bene proprio a tutti gli uomini, il quale però ha da essere continuamente nutrito ed allenato. Nella misura in cui io provoco la creatività altrui provoco anche la mia. Non so riconoscere colui che riceve da colui che da, ma so che qualcosa accade.

(In “Intanto t’incanto”, quaderno sul Laboratorio sulla fiaba, in occasione della Festa della Toscana 2005).