L’Atelier Telluris: il dialogo tra artisti e bambini

Foto di Carla Pampaluna

I Telluris Associati sono un gruppo di artisti che ha scelto Pontedera come residenza “operativa” per le attività rivolte al mondo dell’infanzia. Accanto alla ricerca artistica vera e propria, perseguita individualmente o in gruppo, i Telluris già da diversi anni “sperimentano” attraverso l’Atelier un singolare modo di vivere l’arte e i suoi processi insieme ai bambini e alle bambine della città. Grazie all’apertura culturale e al coraggio di chi ha scommesso sulle singolari proposte del gruppo, dal 2003 i Telluris sviluppano nell’Atelier una nuova forma di comunicazione artistica che differisce nelle sue modalità e nei suoi risultati dai tanti laboratori didattici e artistici che (fortunatamente) al giorno d’oggi sono numerosi nella realtà italiana. L’Atelier è un luogo di dialogo e, come l’etimologia stessa della parola ci ricorda, “attraverso il discorso” tra i bambini e gli artisti si attua per entrambi la possibilità di esprimere le proprie visioni, interpretazioni, il proprio vissuto, con gli strumenti di questo dialogo: i linguaggi dell’arte. Un luogo d’incontro dunque, dove si esplorano le possibilità del fare artistico sin dall’età della scuola dell’infanzia, creando così esperienze di qualità difficilmente dimenticabili anche per i bambini una volta cresciuti. Gli incontri dell’Atelier risultano fertili non solo per i bambini delle scuole del territorio, ma anche per gli artisti che li propongono poiché quest’ultimi, confrontandosi con la dimensione dell’infanzia, compresi i suoi a volte difficili aspetti dovuti ai cambiamenti sociali in atto, colgono nuovi spunti creativi e si rendono partecipi della realtà sociale.

«Come progetto comunitario, la creazione di nuovi insiemi di immagini apre il bambino ai rapporti sociali in cui l’arte non emerge come fenomeno nevrotico o di alienazione filosofica dell’individuo, ma come espressione di cultura vivente e comunitaria. In questa prospettiva l’esercizio artistico (…) rappresenta una rinascita del vero senso di cultura in quanto progetto comunitario di consapevolezza collettiva, quell’amore che paradossalmente fa distinguere mentre ci unisce…Ci conosciamo a vicenda a partire da quel che creiamo». (Francio Tiso, “Proemio” in Dalla polvere all’infinito: omaggio a Enrico Baj di Letteria Giuffrè Pagano, Morgana Edizioni).

E’ proprio questo il punto: può l’arte essere partecipe della realtà sociale non solo colpendola, contestandola o provocandola ma anche cercando di cogliere quel che in essa c’è ancora di vero e vitale? Esplorare la dimensione creativa a partire dai bambini può creare dei presupposti interessanti non solo sul semplice piano dell’intrattenimento ma anche fornire valide alternative all’individualismo e alle difficoltà comunicative dei giovani d’oggi? Troppo spesso il panorama artistico contemporaneo ci propone i suoi (più o meno nuovi) stereotipi, sia sul piano delle immagini che su quello dei contenuti, proponendo a volte un’arte stanca e ripetitiva anche da parte dei più giovani. D’altro canto abbiamo importanti esperienze nel campo della didattica dell’arte, chiari segnali di una realtà sociale che guarda con sensibilità ai saperi artistici. L’Atelier Telluris vuole tenere vivo il dialogo, quello tra la ricerca artistica e l’incontro con il pubblico, quel pubblico che a volte diventa parte attiva. I bambini di oggi non saranno tutti artisti una volta cresciuti, questo non è nemmeno auspicabile, ma forse saranno attenti spettatori, pubblico critico non solo riguardo all’arte. Contribuire a creare momenti di crescita nell’autonomia dei mezzi e dei linguaggi, l’interazione e il confronto tra realtà culturali diverse e il diritto al gioco creativo sono tra gli obiettivi più importanti di questo progetto. Promosso e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione, l’Atelier Telluris è dunque un laboratorio aperto nel tempo : l’Atelier del ritratto è stato il primo “esperimento” di arti visive, nel 2003, con i bambini della scuola dell’infanzia dell’Istituto Gandhi. Un dialogo sui temi del sogno e dell’autoritratto della durata di tre mesi che ci ha regalato straordinari dipinti realizzati dai bambini di quattro anni diventati poi elementi scenici della performance “Bambini sarete voi” nell’ex archivio Piaggio per il “Generazioni Festival”.

Dal 2004 l’Atelier della fiaba entra in tutte le scuole dell’infanzia del Comune. In questo caso si tratta di un progetto pluriennale e i media usati vanno dalle arti visive (pittura, scultura, video-arte) alle arti performative, nel rispetto della tradizione teatrale di Pontedera. Ci riferiamo alle importanti attività formative del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, oggi Fondazione Pontedera Teatro, alle quali i Telluris hanno preso parte negli ultimi anni.

L’Atelier della fiaba è anch’esso un percorso dal carattere sperimentale in cui i diversi aspetti e temi delle fiabe sono uno stimolo creativo per conoscere e sviluppare i linguaggi artistici. Un viaggio immaginario lungo i tracciati delle storie fiabesche provenienti dai vari continenti, partendo dalle fiabe italiane e europee. Tra foreste e ghiacciai, deserti e fiumi, villaggi e città. Luoghi da immaginare e visualizzare, da esplorare e trasformare: processi che possono contribuire allo sviluppo creativo e intellettivo del bambino. Nate in epoca preistorica, in contesti magico-rituali, legati ai riti di passaggio dall’infanzia alla vita autonoma di adulto, le fiabe continuano a conservare tutt’oggi il loro ruolo iniziatico per i bambini, nonostante l’allontanamento progressivo della società contemporanea dall’universo che le aveva generate, custodite e trasmesse. Le fiabe portano alla luce temi archetipici e trame alla radice della fantasia e del pensiero umano: un comune sentire e una comune provenienza che condividiamo con i popoli di terre lontane. L’arte permette di indagare e rielaborare in modo individuale i contenuti profondi delle fiabe: il teatro, in primo luogo, ci consente di ricondurre la fiaba al suo senso originario, di usare il corpo e la voce, i personaggi e gli oggetti, per raccontare e esplorare le storie, per entrare in una dimensione “altra”, creativa. Così i bambini non solo ascoltano le fiabe proposte dagli attori ma giocano al gioco del teatro insieme a loro, sviluppando le potenzialità del corpo e della voce in modo divertente e creativo, così il lavoro pedagogico dell’attore “su se stesso” diventa pedagogia “dinamica” vissuta insieme ai bambini.

Con l’Atelier del tempo, nel 2007, ci siamo spinti nel tentativo di indagare sulla percezione che i bambini hanno rispetto al tempo. Che cos’è l’esperienza del tempo? Attraverso la storia, il mito e la realtà, come il tempo è vissuto e percepito? L’arte si pone interrogativi importanti legati all’esperienza umana, ed anche i bambini, con la loro sorprendente concretezza, si interrogano sul mondo e sulle cose. L’Atelier è lo spazio in cui si crea qualcosa, è un luogo in cui il bambino agisce e contribuisce, secondo le sue capacità, all’esperienza della collettività. E’ anche il luogo dei fallimenti e degli “esperimenti” non riusciti. Forse il momento più significativo dell’Atelier del tempo è stata la realizzazione del video “I mandala del tempo” dove i bambini hanno interpretato alcune opere pittoriche sul tema del mandala realizzando degli acquerelli e gli artisti visivi hanno rielaborato creando un video un emozionate di forme in movimento e suoni. Questo lavoro, insieme alla mostra fotografica, è stato presentato a Montecastello nelle giornate dedicate ai bambini di “C’era una volta un castello”. Tra le ultime esperienze, ricordiamo qui le più significative, è il progetto Apocalisse dedicato a Enrico Baj. Questa volta oltre ai bambini delle scuole primarie, sono stati coinvolti un gruppo di genitori che per due anni ha lavorato sul tema dell’apocalisse, rivisitando l’installazione di Baj attraverso un percorso individuale tra segni e significati. Quest’esperienza è approdata a diversi eventi: Dall’alba al tramonto, installazione nell’ex fornace a La Rotta, fino a Proemio, nell’atrio del Palazzo Comunale a Pontedera.

All’Atelier Telluris hanno partecipato in questi anni quasi mille bambini della scuola dell’infanzia, senza contare gli insegnanti e i genitori coinvolti, ma non sono importanti i numeri in questi casi. Esperienze come queste devono restare momenti speciali di crescita, confronto e dialogo, in cui l’attenzione è rivolta non alla quantità del fare ma alla qualità dell’esperienza.

«Le loro creazioni – quelle dei bambini – costituiscono una risposta antifonale alle voci dei grandi; come al basso dell’organo risponde un suono di flauto dolce o di tromba… un suono che personalizza, che rende immaginabile una partecipazione nel dramma cosmico. Oltre alla paura del “Dies Irae” c’è la narrativa dell’anima del bambino – né del tutto pura né del tutto semplice – che intuisce qualcosa dell’ironia di tutto questo dramma. Altrimenti, che scugnizzo è?» (Francio Tiso, op cit)

Letteria Giuffrè Pagano