Telluris Associati
IL BRUTTO ANATROCCOLO
la fiaba diventa spettacolo
azione, drammaturgia e regia di Cesare Galli
10, 12, 13, 19, 20, 28 Luglio e 1, 3 Agosto ore 21,30 a Montecastello, Pisa
accanto alla chiesa di S. Lucia
Quella dell’esiliato è una figura primordiale. Innumerevoli favole e miti sono incentrati sul tema del proscritto.
Il brutto anatroccolo ha molte versioni, tutte contenenti lo stesso nucleo di significato: l’anatroccolo è simbolo della natura selvaggia, che se compressa in situazioni povere di nutrimento, istintivamente lotta per liberarsi, qualunque cosa succeda. Quando la particolare sorta di spiritualità e istintività di un individuo, è circondata da riconoscimento psichico e dall’accettazione, la persona sente come mai prima la vita e il potere.
Nella storia, l’anatroccolo viene definito inaccettabile dalle creature della comunità, semplicemente perché non è come gli altri.
I bambini dalla forte natura istintiva spesso soffrono molto nei primi anni di vita. Dalla più tenera infanzia sono tenuti prigionieri, addomesticati, accusati di essere disadattati e ostinati nell’errore. La loro natura selvaggia si mostra presto: sono curiosi, abili e hanno delicate eccentricità di vario genere che, se sviluppate, costituiscono la base della loro creatività per il resto della vita. Considerando che la vita creativa è cibo e acqua per l’anima, questo sviluppo basilare è atrocemente critico.
Quando la cultura definisce minuziosamente che cosa costituisce il successo o l’auspicabile perfezione (l’aspetto, l’altezza, la forma, il potere avido di guadagno, l’economia, la virilità, la femminilità, il comportamento giusto, la fede religiosa), si instaurano corrispondenti dettami e inclinazioni alla misurazione della psiche di tutti i suoi membri. Pertanto, i problemi dell’esiliato sono duplici: personali e culturali.
È peggio restare nel luogo cui non si appartiene che vagare sperduti, alla ricerca dell’affinità di cui si ha bisogno. Non è mai un errore cercarla.
E se, essendo un cigno, dovessi far finta di essere un topo? E dovessi camminare come un topo e invece vai ondeggiando? E dovessi parlare come un topo, e invece emetti soltanto grida stridule? Non saresti la creatura più infelice del mondo?
C.P.E.
Appunti…
Il mio brutto anatroccolo è uno spettacolo che dura venticinque minuti.
Lo spazio è minimo e sufficiente ad ospitare l’azione che è in stretta vicinanza con chi assiste.
La narrazione, che diventa teatro per poi tornare narrazione e ancora ridiventare teatro, attinge ad un testo particolarmente poetico ed evocativo.
Mi sono lasciato attraversare dalle immagini che dal testo prendono vita, attingendo a ricordi di passati agresti e infanzie selvatiche.
Il lavoro nasce dal desiderio di trovare uno spazio ad una passione e ad un’esigenza sempre più tirannizzate da un circostante aggressivo e sordo ai moti più semplici ed essenziali.
Così una fiaba, breve, per non rubare troppo tempo alle nostre sempre più seriose ed impegnate vite di uomini, che ormai hanno raggiunto la saggezza grazie alla moderna tecnologia e alla velocità che tutto pervade.
E dunque: dove sta di casa la bellezza della semplicità?
Lo spettacolo non è per bambini, come per consuetudine si sarebbe portati a credere, trattandosi di una fiaba e credendo a torto che le fiabe siano cose da bambini. È anche per bambini, meglio se dai cinque o sei anni a crescere.
Una storia che prende corpo e vita attraverso le membra e la voce di un attore che racconta e rivive l’avventura del piccolo anatroccolo, portando un po’ di sé a chi c’è.
C.G.
Dove:10, 12, 13, 19, 20, 28 Luglio e 1, 3 Agosto ore 21,30 a Montecastello accanto alla chiesa di S. Lucia (in cima al paese).
Posti limitati. Età dai 6 anni in poi. Durata 30 minuti.
Prenotazione telefonica obbligatoria: tel 340-5577393. Biglietto 5 euro.
