L’isola e il viaggio

L’isola e il viaggio. Colloquio con l’artista Letteria Giuffrè Pagano

Giuseppe Lioti: La sua ricerca artistica parte dalla tela come luogo dell’azione interna-esterna, del conflitto, dell’accadimento, della contraddizione e della domanda. Lo spettatore diventa parte attiva, ed è chiamato a completare opera.

Letteria Giuffrè Pagano:Sono nata a Messina nel 1977, ho frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze dove mi sono diplomata in Pittura nel 2000 con una tesi in estetica sul corpo e la rappresentazione teatrale. Oltre alla pittura che è il mio “primo” linguaggio, quello con cui sono nata e cresciuta e che non ho mai abbandonato, dall’infanzia, il teatro è un altra forma d’arte che in questi anni mi ha interessata e coinvolta, sperimentandola nell’ambiente fiorentino e approfondito soprattutto nel Centro teatrale di Pontedera.

Si è avviata così la conoscenza e l’intervista di Letteria Giuffrè Pagano, artista visivo sperimentale, durante una sua mostra avvenuta a Milazzo, in un luogo diciamo non convenzionale, una libreria caffetteria che si apre al mondo della cultura contemporanea con piccoli ma significativi eventi.

Ho realizzato in questi anni alcune regie teatrali e performance di carattere assolutamente sperimentale con poco budget, pochi attori e anche poco testo, per una espressione teatrale che evochi il dramma (dell’esistenza?) attraverso il colore, la suggestione, l’esperienza vocale e fisica, non la mera rappresentazione di un testo. Però la pittura ripeto è il mio primo linguaggio, sia dal punto di vista cronologico che primo anche nel senso di originario, come atto più personale più arcaico, quello che sento più profondo e complesso. Per me la pittura è legata molto alla musicalità, ai rapporti cromatici, ai rapporti tonali e al segno, ma anche all’azione. Il lavoro sul segno, sulla gestualità e sul passaggio dal corpo alla superficie della tela attraverso il segno, lasciando traccia di se in un determinato modo, è l’aspetto fondamentale della mia ricerca.

Le modalità espressive, cioè il linguaggio, diventano elemento fondamentale di comunicazione nelle varie forme dell’arte, e si evolvono con l’artista.

E’ corretto parlare di linguaggio, perchè l’arte è un modo di comunicare, un sistema, la pittura come tutta l’arte contemporanea ormai è in mano all’artista in tutti i sensi, nel senso che io credo che l’artista crei e disintegri quotidianamente il suo linguaggio e così facendo nell’arco della sua vita , crea e ricrea un linguaggio che cerca di afferrare e che in base alla mia esperienza, spesso sfugge. Sembra inafferrabile…a volte inutile, effimero… Spesso sono la prima a non comprendere i miei lavori o li comprendo solo dopo parecchio tempo averli finiti, ultimati, e comunque mai completamente.

Quanto l’artista può astrarsi dalla sua forma di comunicazione e dalle sue realizzazioni, nel tentativo di capire più a fondo le necessità dello spettatore che si pone di fronte alle opere aspettandosi comunque degli input, delle sensazioni.

E’ vero che la pittura per me è un linguaggio, e l’ho approfondito in tutti questi anni, ma l’opera è effettivamente qualcos’altro da me, come un altro essere che vive in maniera indipendentemente e del quale io non sono soltanto l’artefice ma sono anche spettatore, quindi colei che si mette in definitiva di fronte al dipinto come se non ne fossi stata l’autrice, e quindi, vogliosa di capire e di comunicare con questa superficie, una superficie misteriosa. In effetti per me il senso del mistero e del tragico, non solo perchè sono siciliana, anzi forse soprattutto per questo, è uno se non il tema, il nucleo del mio lavoro quindi è una cosa fondamentale, e la superficie della tela è assunta per me , nella mia poetica , come soglia, come sguardo sul mistero dell’esistenza in tutto quello che ha di comprensibile, di afferrabile, ma soprattutto in quello che ha di inafferrabile e di incomprensibile.

Veniamo adesso alle tematiche trattate in questo percorso artistico interno-esterno, l’isola e il viaggio.

L’isola è intesa non soltanto come massa inerme che sta all’orizzonte, quindi lontano da sé, ma l’isola è intesa anche come corpo, come superficie sensibile fatta di pelle e come corpo interiore, quindi col proprio vissuto e con l’elaborazione della realtà data e percepita. Questo è uno dei temi sui quali sto lavorando soprattutto in questo periodo. Insieme al tema del viaggio, al tema dell’andare errante che trova di tanto in tanto dei varchi, delle aperture su dei mondi che spesso traggono suggestione anche dal mondo delle fiabe, dal mondo onirico che è il mondo interiore e il mondo dei sogni.

Ci parli adesso dei suoi inizi, della sua prima mostra, del momento realizzativo e di confronto con il pubblico, delle sue altre forme espressive.

Ho debuttato ufficialmente a Messina nel 1998 con una mostra dal titolo “Spasmi”, al Palazzo della Provincia, presentata dal professore Antonino Principato con un testo critico di Dario Evola, dove appunto il tema del corpo che per me è un elemento, un tema ricorrente, anzi che sto continuando ad elaborare sul discorso dell’isola, è nato proprio in quegli anni. Poi ho esposto in alcune gallerie a Firenze, realizzato delle mostre in spazi altri diciamo, al di la delle gallerie, ex architetture industriali, in luoghi non convenzionali come in questo caso. Credo che al di là del lavoro in studio che è un lavoro per quanto mi riguarda, assolutamente interiore, solitario e meditativo, il momento di confronto con il pubblico sia estremamente importante perchè è il momento in cui l’opera veramente gioca la sua partita, dove l’opera parla da sé, al di là di quello che il suo artefice voglia dire o non dire. Ho realizzato diversi cortometraggi che hanno partecipato a festival internazionali, spettacoli teatrali con il gruppo di cui sono cofondatrice, che si chiama “ Telluris Associati “, che è nato a Firenze nel 1999 e che è tuttora in attività e ho collaborato con altri artisti per festival teatrali e eventi culturali, da Singapore a Nuova Delhi, comunque in Italia e all’estero.

Giuseppe Lioti

(intervista pubblicata in http://www.ilcittadinodimessina.it, 7 maggio)

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