il brutto anatroccolo

Telluris Associati

IL BRUTTO ANATROCCOLO _ la fiaba diventa spettacolo

azione, drammaturgia e regia di Cesare Galli

Quella dell’esiliato è una figura primordiale. Innumerevoli favole e miti sono incentrati sul tema del proscritto.

Il brutto anatroccolo ha molte versioni, tutte contenenti lo stesso nucleo di significato: l’anatroccolo è simbolo della natura selvaggia, che se compressa in situazioni povere di nutrimento, istintivamente lotta per liberarsi, qualunque cosa succeda. Quando la particolare sorta di spiritualità e istintività di un individuo, è circondata da riconoscimento psichico e dall’accettazione, la persona sente come mai prima la vita e il potere.

Nella storia, l’anatroccolo viene definito inaccettabile dalle creature della comunità, semplicemente perché non è come gli altri.

I bambini dalla forte natura istintiva spesso soffrono molto nei primi anni di vita. Dalla più tenera infanzia sono tenuti prigionieri, addomesticati, accusati di essere disadattati e ostinati nell’errore. La loro natura selvaggia si mostra presto: sono curiosi, abili e hanno delicate eccentricità di vario genere che, se sviluppate, costituiscono la base della loro creatività per il resto della vita. Considerando che la vita creativa è cibo e acqua per l’anima, questo sviluppo basilare è atrocemente critico.

Quando la cultura definisce minuziosamente che cosa costituisce il successo o l’auspicabile perfezione (l’aspetto, l’altezza, la forma, il potere avido di guadagno, l’economia, la virilità, la femminilità, il comportamento giusto, la fede religiosa), si instaurano corrispondenti dettami e inclinazioni alla misurazione della psiche di tutti i suoi membri. Pertanto, i problemi dell’esiliato sono duplici: personali e culturali.

È peggio restare nel luogo cui non si appartiene che vagare sperduti, alla ricerca dell’affinità di cui si ha bisogno. Non è mai un errore cercarla.

E se, essendo un cigno, dovessi far finta di essere un topo? E dovessi camminare come un topo e invece vai ondeggiando? E dovessi parlare come un topo, e invece emetti soltanto grida stridule? Non saresti la creatura più infelice del mondo? (2008)

Presentato a: “C’era una volta un castello ’08” – Montecastello; Biblioteca comunale di Vicopisano; Teatro No, Parma stagione ragazzi 09; itinerante nelle scuole dell’infanzia e primaria

foto: Andrea Bonsignori e Valerio Pagni

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