La colonna infinita

di Mircea Eliadetradotto da Horia Corneliu Cicortas
con Tazio Torrini, adattamento e regia Letteria Giuffrè Pagano
in collaborazione con FIRI
link video dello spettacolo

Constantin Brancusi, l’uomo e l’artista. Con la sua opera ha segnato il passaggio tra la scultura moderna e quella contemporanea. A lui ancora oggi guardano artisti, designer, architetti. Personaggio complesso, dalla biografia affascinante e piena di aneddoti. Romeno di nascita e cultura, ha attraversato mezza Europa a piedi per raggiungere Parigi dove ha conosciuto fama e successo.

Questo spettacolo si presenta come un’interazione tra diversi linguaggi della scena: l’attore agisce da solo in uno spazio essenziale che ricorda l’atelier del maestro, così i rumori e gli oggetti, dei semplici teli, ci riportano al momento del lavoro di creazione delle sculture più celebri, visibili agli occhi dello spettatore solo per poco, qualche secondo, grazie ai teli “scolpiti” e al corpo stesso dell’attore.

La ricerca dell’originario, cheattraversa l’intera creazione dell’artista, sembra approdare a un punto di non ritorno quando Brancusi si limita a ripetere le stesse forme, a ri-copiare i suoi ormai noti capolavori. L’autore del testo drammatico, Mircea Eliade, noto soprattutto come storico  delle religioni, si interroga sulla grande crisi creativa dell’ scultore, ripercorrendo i momenti più importanti del sua vita.

Nel rapporto tra teatro e sacro, tra rappresentazione e realtà, tra l’opera e il suo artefice, tra le parole scritte e il movimento del corpo che si dispiega un senso, nascosto forse nell’estasi del sacrilegio. L’azione impura del teatro stesso.  Le sovrapposizioni di immagini scorrono su superfici visive, sullo spazio scenico, affrontano la concretezza fisica dell’attore, come se ci fosse un invisibile che vuole apparire e prendere corpo, oltre le resistenze della realtà attuale con la quale fa attrito.

Estratti stampa

“Lo spettacolo nasce da un apparente silenzio, da una tenue elevazione dal quotidiano, per crescere come un magma, un’onda, culminando nella scena finale, dalla massima intensità, concentrazione e malleabilità, attraverso l’entrata nella pelle del personaggio, similmente a un atto sciamanico riuscito, di cambio di identità”.

Cristina Scarlat, Mircea Eliade, hermeneutica spectacolului II, Iași, 2011

“È terribile quanto facilmente si possa mancare la bellezza del mondo, come possano scivolare tra le dita attimi fondamentali. Lo spettacoloLa colonna infinita ha la bellezza, la raffinatezza e la densità riflessiva di un poema o di un’opera d’arte. Il messaggio è reso essenzialie e trasmesso attraversp diversi linguaggi artistici: sequenze d’interpretazione attoriale, musica, luci e proiezioni video. Il travaglio tormentato dell’artista Constantin Brâncuşi alla ricerca dell’opera perfetta è reso dall’attore italiano in scene di teatro-danza dalle quali risorgono dinanzi allo spettatore, uno dopo l’altro, lavori famosi dell’opera dello scultore romeno: ‘La colonna infinita’, ‘La porta del bacio’, ‘Signorina Pogany’, ‘Il gallo’. Il carattere fortemente visivo dello spettacolo è dovuto alla formazione artistica della regista Letteria Giuffrè Pagano”.

Laura Huiban, FărăFiltru.net,Ziarul de Bacău, aprile 2012

 “Il testo di Mircea Eliade, La colonna infinita, è un saggio drammatico denso, profondo, sulla filosofia della creazione, la condizione del creatore, il legame tra sacro e profano, l’aspirazione all’assoluto, la cui figura centrale è Constantin Brâncuși. Oltre alla colonna infinita, forma che dovrebbe contenere tutte le forme, sulla scena prendono vita anche altre celebri opere del grande scultore, ricreate da Tazio Torrini con l’aiuto del proprio corpo e di alcuni teli. Sono così riconoscibili ‘L’Uovo’, ‘Mademoiselle Pogany’, ‘Il Gallo’, ovviamente solo se le si conosce già. Il peso della rappresentazione è portato da Tazio Torrini, che si è trasposto con estrema duttilità in più personaggi e molteplici metamorfosi, che intendono esprimere le ricerche, il tormento, lo strazio permanente dell’artista, le sue incertezze e interrogazioni, lo slancio verso la perfezione, l’aspirazione all’assoluto”.

Carmen Mihalache, Deșteptarea, aprile 2012

 “Il travaglio artistico è il tema intorno al quale è costruito l’intera pièce. Combinando danza, recitazione, movimenti acrobatici con l’inserzione di proiezioni, l’attore Tazio Torrini raffigura il maestro Brâncuşi stesso, l’artista nel suo eterno ricercare. L’opera diventa arte nel suo movimento di divenire, nella sua trasformazione da ‘argilla’ primaria a sostanza ‘angelica’.

Attraversando momenti di forte lacerazione interiore, marcando con pathos effervescente e spasmi muscolari i tentativi di creazione, l’attore comprova la sua credibilità riuscendo a incarnare non solo scultore Brâncuşi, bensì qualsiasi Efesto presente lungo il tempo. Registicamente parlando, Letteria Giuffrè Pagano ha rischiato soprattutto per aver deciso di mettere un simile testo in scena: una costruzione quasi poetica, una ars poetica della maestria stessa, via sinuosa dalla materia grezza alla materia adempiuta. Il gioco delle luci, cui si aggiunge il ludico delle ombre proiettate, hanno trasformato la messa in scena in un’azione pittorica: la scena è dipinta con i movimenti dell’attore. Uno spettacolo difficile da digerire, pieno di contraddizioni, pieno di senso, pieno di sostanza. Una lezione per ciascuno di noi. In fondo, siamo tutti gli artisti delle nostre esistenze.”

Andreea Frate, Portal SM, maggio 2012

“La colonna infinita” è un one-man-show alle più alte quote della qualità artistica, nell’interpretazione dell’attore Tazio Torrini”.

  Alexandru Ramadan, Adevărul, maggio 2012

“Un incontro col teatro, un incontro con due titani della cultura universale, Constantin Brâncuşi e Mircea Eliade, che si sono ritrovati insieme sulla scena di un teatro, avvolti nel manto delle domande sulla creazione, il sacro e l’universalità”.

Alin Zaharie, Zi de zi, maggio 2012

“Un dramma suggestivo, La colonna infinita di Mircea Eliade, adattato e diretto per la scena da Letteria Giuffrè Pagano, con la traduzione in italiano di Horia Corneliu Cicortas.

La regista condensa la pièce in un nucleo denso di significati veicolati tramite interazioni di immagini, luci, suoni e parole, il cui catalizzatore è la partitura dell’attore: nel caso specifico, Tazio Torrini, unico performer per tutti i ruoli. Scelta drammaturgica felice, quella di far assumere a un singolo attore tutti i personaggi: perché i vari bambini, adulti e anziani presenti lungo il copione originale di Eliade sembrano essere molteplici identità di Brancusi medesimo, in dialogo con vari aspetti della vita, ma anche col mistero di un’Opera che sfida il senso di un’esistenza intera. Così, l’attore intreccia dinamismi quasi danzanti a passaggi drammatizzati compresi fra il monologo e il dialogo, mentre interventi video e sonore colonne accompagnano vari frangenti aggiungendo senso e sensi. Come se ci fosse un inespresso che chiede di sorgere, un mondo invisibile, ben più vasto di ogni certezza e impresa umana. Un modo impressivo per restituire allo spettatore la fatica e il tormento dell’artista di fronte ai territori impervi, che precedono la creazione del Nuovo ma anche il rinnovamento di Sé, oltre il Sé. Insomma,La colonna infinita – un invito alla rigenerante sperimentazione del Mistero.”

Damiano Pignedoli, Milano, giugno 2010 (ripreso in www.fermapolitica.ro, aprile 2012)

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