L’illusionista

SAMSUNG CSC

con Tazio Torrini, regia di Letteria Giuffrè 

tratto da “Il teatro decomposto o Uomo Pattumiera” di Matei Vișniec

L’uomo-pattumiera è l’emblema di una società che non identifica più l’umano nelle sue qualità naturali ma in quanto materiale di consumo, soggetto ideale per torture psicologiche e fisiche umilianti da parte di regimi di ieri e di oggi.

Alla deriva in un mondo da ricomporre e senza una propria identità, l’uomo oscilla tra momenti di riflessività e l’allucinata esibizione di rituali svuotati di senso. Il teatro innovativo di Vișniec fa emergere dalla sua polifonia motivi surreali accanto a brandelli di realtà contemporanea.

Il testo che rappresenta una sfida, è stato infatti concepito non per essere rappresentato, ma come una lunga serie di monologhi-esercizio per attori per scuole di teatro. Contagiati dal suo fascino sempre in bilico tra il ridicolo e l’incubo, “Il teatro decomposto” è l’immagine riflessa dell’uomo disumanizzato e ci induce a riflettere sulla condizione propria del teatro: la decomposizione/disgregazione che coinvolge la vita stessa, l’uomo, il suo corpo e le proprie difese, private e sociali. Questi i motivi che ci hanno indotto ad accogliere la sfida e giocare con le nostre illusioni.

Lo spettacolo è articolato in quadri-episodi per un attore, alle prese con un pubblico reale e irreale nello stesso tempo, in un mondo abitato da strani animali. E’ tutta nostra invece la scelta di ambientare in un territorio post-bellico l’azione dell’Illusionista, che ci introduce ai nostri moderni mostri: il super-atleta, sempre perfetto nei suoi muscoli e orribilmente acclamato dal pubblico; il consulente in lavaggio cervelli, che invita il pubblico in sala in un vorticoso giro in giostra, mettendo a nudo frustrazioni e falsità; il prestigiatore, metafora di un’umanità sempre meno padrona e meno consapevole delle forze che sta maneggiando.

 L‘autore

Matei Vișniec  è un drammaturgo, poeta e giornalista rumeno naturalizzato francese. Dal 1977 al 1987 scrive numerose pièces teatrali, che circolano diffusamente nell’ambiente letterario rumeno, ma di cui è vietata la messa in scena dalla censura. Nel 1987 abbandona la Romania per trasferirsi in Francia, dove chiede asilo politico. Qui comincia a scrivere in francese, lingua in cui sono scritti i suoi testi più noti, e lavora come giornalista per Radio France Internationale. Pressoché sconosciute in Italia, causa la colpevole chiusura dei nostri teatri alla drammaturgia moderna e internazionale, le pièces di Vișniec sono state tradotte e messe in scena in oltre venti paesi.

vedi scheda artistica L’ILLUSIONISTA 2017

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